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Autocertificazione Falsa – Informazioni sulle Conseguenze

In questa guida spieghiamo quali sono le conseguenze in caso di autocertificazione falsa.

L’autocertificazione o la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà è un documento scritto di proprio pugno e sotto la propria responsabilità da un cittadino che viene utilizzato come sostituzione di un certificato pubblico. Il D.P.R. 445 del 2000 è la norma giuridica che regolamenta le autocertificazioni da parte dei privati, articoli 46 e 47 del decreto. Questo vale per i cittadini di cittadinanza italiana mentre per quanto riguarda gli stranieri, la norma fa una distinzione tra cittadini stranieri appartenenti all’Unione Europea e cittadini stranieri extracomunitari.

Per i cittadini stranieri appartenenti all’Unione Europea, l’autocertificazione si avvale di tutte le norme e di tutte le situazioni riportate nel decreto legislativo. I cittadini stranieri extracomunitari invece, se provvisti di regolare permesso di soggiorno, possono usare l’autocertificazione solo per alcuni casi.

Con un’autocertificazione il dichiarante si assume la completa e totale responsabilità di quello che dichiara. Le Pubbliche Amministrazioni, però, sono tenute a procedere e a verificare la veridicità delle dichiarazioni. L’Amministrazione può richiedere la certificazione relativa a quanto dichiarato, all’Ufficio competente. Qualora l’autocertificazione non corrisponda al vero, il dichiarante sarà chiamato a rispondere dei reati di falso. Come citato dalla norma giurifica, chiunque rilascia dichiarazioni mendaci, forma atti falsi o ne fa uso nei casi previsti dal presente testo unico è punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia.

Secondo l’ art. 483 c.p., chiunque attesta falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, è punito fino a due anni di reclusione. Se la dichiarazione riguarda atti dello stato civile, la reclusione non può comunque, essere inferiore ai tre mesi. L’ art. 495 c.p inoltre, punisce da uno a sei anni reclusione chi attesta falsamente l’identità, lo stato o qualità della propria o di un’altra persona-

La norma giuridica prevede infine le pene in cui può incorre chi attesta falsamente o esibisce un atto contenente dati non rispondenti a verità. Il reato può però essere considerato tale solamente se il soggetto ha commesso il fatto consapevolmente, sapendo quindi che quanto dichiarato nell’autocertificazione non corrisponde a verità.

 

Autocertificazione non Accettata – Cosa Fare

In questa guida spieghiamo cosa fare se l’autocertificazione non viene accettata.

Secondo quanto stabilito dall’art. 328 del Codice penale, il pubblico ufficiale o il funzionario dell’ufficio pubblico che non accetta un autocertificazione o una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà rischia di essere punito penalmente per omissione o rifiuto di atti d’ufficio.

Un cittadino che vede un pubblico ufficiale o un funzionario dell’ufficio pubblico rifiutare la propria autocertificazione può procedere per esercitare il proprio diritto presentando denuncia. Prima di tutto occorre identificare il funzionario, richiedendo le sue generalità, nome, cognome e qualifica. Oltre a questo è necessario che il cittadino annoti il numero di protocollo della pratica e il tipo di procedimento. In questo modo la Pubblica Amministrazione sa come risalire al cittadino, al pubblico ufficiale o al funzionario dell’ufficio pubblico che ha commesso l’infrazione e agli atti relativi alla pratica.

Il cittadino, inoltre, deve richiedere per icritto, al pubblico ufficiale o al funzionario dell’ufficio pubblico che ha rifiutato l’autocertificazione, le ragioni del mancato accoglimento del documento di autocertificazione o della dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà. Infine il cittadino deve segnalare anche il tesserino, riportante gli estremi della pratica al Comitato Provinciale della Pubblica Amministrazione presso la Prefettura del luogo in cui è stata rifiutata l’autocertificazione e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dip. Funzione Pubblica – ROMA.

La richiesta va fatta in maniera formale, deve essere redatta in forma scritta.

Qualora il pubblico ufficiale o il funzionario dell’ufficio pubblico, entro un termine di trenta giorni dalla data della richiesta, non risponde spiegando ragioni che hanno portato al rifiuto, questo incorre in sanzioni amministrative e penali, una multa fino a due milioni di euro, e un periodo di reclusione fino a un anno.